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![]() Sito aggiornato il 05.09.2026 |
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Parrocchie di Isola della Scala e Pellegrina
XXIII Domenica del Tempo Ordinario
«Essere debitori di un amore vicendevole».
Questa espressione dell’apostolo Paolo ai
Romani è al centro del messaggio della
Parola di Dio di questa domenica.
Nessuna indifferenza può esserci tra fratelli
in Cristo che appartengono alla stessa
comunità, ma una sollecitudine reciproca
gli uni per la salvezza degli altri.
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MESSAGGIO DI PAPA LEONE NELLA GIORNATA PER LA CUSTODIA DEL CREATO (PARTE PRIMA)
“Forgeranno le loro spade in vomeri
e le loro lance in falci” (Is 2,4)
Cari fratelli e sorelle,
nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cfr Gv 10,10). Tale dono è al centro stesso della nostra missione di discepoli e della nostra vocazione comune a costruire una civiltà dell’amore. Mentre celebriamo questa Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra che la sostiene, rendendo così concretamente lode al nostro Creatore. Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito. Il Dio della vita, che si è rivelato in Gesù Cristo, offre una pace che il mondo non può dare: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). Essa non è né superficiale né fugace; scaturisce dall’amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana. Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (Is 2,4), trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra. La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione; lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti. Per di più, la guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato. Essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace. Le crisi menzionate richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato. Di fatto, le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi «si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo». In realtà, è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta. |
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