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![]() Sito aggiornato il 10.10.2026 |
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Parrocchie di Isola della Scala e Pellegrina
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario
In Cristo Dio ha realizzato il sogno di tutta
l’umanità: quello di vedere “la morte
eliminata per sempre”. Per questo ha
preparato per noi una festa di vita al
banchetto di nozze di suo Figlio.
La liturgia ci invita a riconoscere il
compimento di questo desiderio nella
celebrazione dell’Eucaristia, anticipo del
Regno, al quale tutti siamo invitati.
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Sulla Via Lettera del Vescovo Domenico
Sentirci viandanti può essere un’esperienza
d’inquietudine, di paura, di perdita. Eppure,
è sulla via che ritroviamo la verità di ciò
che siamo, è sulla via che la vita scorre. Via,
verità e vita: tre parole che il Vangelo (cfr.
Gv 14,6) tiene insieme e che ci chiedono di
distinguere ciò che il tempo consuma da ciò
che vale la pena traghettare nel tempo che
viene. Alessandro Baricco lo ha detto in una
pagina da tenere come bussola:
Credo che si tratti di essere capaci di
decidere cosa, del mondo vecchio, vogliamo
portare fino al mondo nuovo.
Cosa vogliamo che si mantenga intatto pur
nell’incertezza di un viaggio oscuro.
I legami che non vogliamo spezzare, le radici
che non vogliamo perdere, le parole che
vorremmo ancora sempre pronunciare, e le
idee che non vogliamo smettere di pensare.
È un lavoro raffinato. Una cura.
[…] Perché ciò che si salverà non sarà mai
quel che abbiamo tenuto al riparo dei tempi,
ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché
ridiventasse sé stesso in un tempo nuovo.
1. Il Dio viandante 1.1 Itineranza e libertà Il Dio biblico non è immobile: è una presenza che cammina, viene incontro ed accompagna. Appare così fin dalle origini: in Genesi, nella brezza del giorno, passeggia in un giardino meraviglioso, alla ricerca di un’umanità che si è nascosta per paura di un castigo. In quella situazione di colpa, fatta di silenzio e di terrore, la voce divina si fa sentire con una domanda sorprendente: “Dove sei?” (Gn 3,9). È che Dio non ci aspetta alla sbarra dei tribunali: si mette sulle nostre tracce per affiancarci sulla strada della libertà. Il cammino dell’Esodo va nella stessa direzione vitale. Dio non resta indifferente alla schiavitù del suo popolo e lo spinge a lasciare situazioni malate e senza domani, anche nell’incertezza totale dei passaggi più difficili: il Mar Rosso, il deserto, l’angoscia di aver scommesso sulla speranza sbagliata. Dio guida Israele come colonna di nube e di fuoco (Es 13,21), accompagna gli esiliati a Babilonia e promette di tornare con loro (Is 40). È sempre e solo Dio a farci camminare. Lo mostra finemente il libro del Deuteronomio, nel quale il verbo “far camminare” non ha mai come soggetto una persona umana, per quanto possa trattarsi di un’abile guida come Mosè. Sulle nostre strade si trova dunque un segnale preciso: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere” (Dt 8,2). Prende forma così una saggezza dell’itineranza: il cammino si fa andando, nessuno può fare il primo passo al posto nostro e c’è Chi ci fa camminare restandoci sempre accanto, fino a piantare la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1,14). |
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