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![]() Sito aggiornato il 07.11.2026 |
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Parrocchie di Isola della Scala e Pellegrina
XXXII Domenica del Tempo Ordinario
In questa domenica la liturgia ci richiama a
coltivare e custodire il dono della fede che
abbiamo ricevuto: essa si esprime nella
quotidiana cura di tenere accesa la
lampada del cuore di fronte al Signore,
dandogli testimonianza ogni giorno,
soprattutto nel momento della prova.
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La vita in Cristo
Eucarestia e Missione |
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TUTTI I MORTI 2026
Omelia del Vescovo Domenico al
cimitero monumentale di Verona, 01 novembre
"Eliminerà la morte per sempre. […]"
Contempliamo, anzitutto, Gesù, il morente. Neanche Lui sopravvive alla morte. E tuttavia, sotto la croce, nel racconto di Giovanni, accadono due cose. La prima: i soldati si dividono le vesti di Gesù. […] A volte non ci si limita a spartirsi i beni, ci si divide. La seconda: nell’ora della debolezza estrema, Gesù non si chiude nel suo dolore. Guarda chi resta. Il legame che crea tocca il dolore più grande: quello di sua madre, che sta perdendo il Figlio. […] Che nessuno muoia da solo. Che nessuno pianga da solo. Che nessuno sia considerato perduto per sempre. Che nessun morto sia dimenticato: nemmeno chi non ha avuto nessuno a piangerlo. Contempliamo, quindi, Gesù che è pure il Vivente. E chi è vivo ci sorprende e ci chiede ogni volta una parola nuova. Credere nel Dio cristiano è credere nella verità. Ma in una verità viva, non statica. È credere nel bene. Ma in un bene che si rigenera, si trasforma, continua attraverso i cambiamenti. È sperare quando i giochi sembrano chiusi. Qui sta il senso delle nostre Messe in suffragio. Sono una scommessa su un tempo ancora aperto. Ogni Messa è Pasqua! Benedetto XVI scriveva che così restiamo legati gli uni agli altri, con vincoli di affetto, oltre il confine della morte. E aggiungeva: «Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell’altro, né è mai inutile». Contempliamo, da ultimo, Gesù che è il morente vivente. Nella luce della Pasqua sentiamo la presenza dei nostri cari. Anche loro, come Lui, sono morti e vivono. Nella liturgia dei defunti preghiamo così: “Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata”. Questo vale anche per i legami con i nostri morti. A volte nemmeno loro sapevano quello che facevano. Non hanno saputo amarci come avevamo bisogno. O ci hanno feriti. E anche noi, con loro, non sempre abbiamo saputo. Ma il legame non è spezzato. Non lo dico io: è la fede della Chiesa a dirlo. E la preghiera per i defunti può diventare il luogo in cui quella conversazione si riapre. Ci sono vite che nessuno ha amato, che nessuno ha pianto. Ma Dio le ha amate. E una vita amata non si perde. |
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